Riflessioni da un letto di ospedale

Mi trovo a scrivere sdraiata in un letto di ospedale, con la musica nelle orecchie e il cellulare in mano.

Dopo i primi giorni, in cui alzarsi non era neanche un’opzione, alzarsi è diventata una fatica con tutte le sue complicazioni. Ora che le energie aumentano e mi sento meglio, le giornate trascorrono in modo diverso, più lente.

Sdraiata in questo letto non posso far altro che pensare a quanto sono fortunata per tutte le persone che ho intorno; di quanto, in queste situazioni, si apprezzino le piccole azioni quotidiane e il soddisfacimento dei bisogni primari, come bere un bicchiere d’acqua o mangiare una qualunque pietanza e tutta una serie di altri dettagli su cui non mi dilungherò qui.

 

Penso alle persone che qui probabilmente ci rimarranno fino alla fine dei loro giorni oppure per ancora molto tempo.

 

e poi inevitabilmente…

 

le mie riflessioni vanno ancora ai cani e a tutti gli animali che teniamo in gabbia, chiusi in casa, in giardino, nei canili… per ore, per giorni, anni… vite intere.

Penso a loro, le cui giornate non passano mai, perché le persone che hanno scelto di accoglierli nelle loro vite pensano che gli basti un tetto sopra la testa e del sano cibo (che la maggior parte delle volte sono crocchette, quindi né sano né prelibato). Ma queste cose non bastano, e la tristezza, noia e solitudine fanno presto ad affiorare emergendo nei più svariati modi possibili.

 

Mi pongo domande su questa nostra “abilità” nel trattenere. Sono le mani che ci hanno portato a tale attaccamento?

Le nostre mani ci permettono di trattenere, di costruire gabbie, senza via d’uscita.

Senz’altro le nostre mani sono capaci di nobili gesti e incredibili creazioni. Ma questa nostra estrema brama di trattenere deriva da lì? O dal fatto che a un certo punto ci siamo fermati e abbiamo smesso di “viaggiare”?

 

Quante volte alla domanda: “Perché non lo liberi?” ho sentito rispondermi :”Perché altrimenti scappa”.

Queste affermazioni sono per me fonte di riflessione.

Il significato di relazione sia in ambito umano che interspecifico è colmo di possessività, attaccamento. Basta pensare ai termini il “mio ragazzo/a”, il “il mio cane”, “Mio”. Questa parola quanto può racchiudere!

Quante paure, preoccupazioni e disagi.

In nome dell’amore, della vita, della salvezza ci prendiamo il diritto di chiudere, ingabbiare…

Il mio cane mi deve rispondere quando lo chiamo”

“Perché?”

“Perché è il MIO cane”

Se usciamo dalla situazione e analizziamo dall’esterno, quest’affermazione non ha alcun senso. Mi arrovello sul significato profondo di ciò. Le domande sono quale reazione causa in me l’atto di non rispondermi? Quali delle più profonde paure ed emozioni mi innesca?

Il problema, se così lo possiamo chiamare è veramente del cane?

O è mio o è di entrambi?

E’ veramente un problema?

 

E allora, ferma in questo letto, non posso far altro che pensare a quanto sono fortunata , io che presto uscirò, mentre altri rimarranno. Io, che arrivata a casa potrò uscire e decidere della mia vita. E gli altri? Inchiodati qui per sempre, cani chiusi per sempre, con un padrone che gli dice cosa fare, dove far pipì e a che ora… o cani dimenticati in giardino solo per il gusto di averli, come fossero un quadro da guardare ogni tanto.

 

A cosa voglio giungere con queste riflessioni? Gli animali e le persone che abbiamo intorno ci danno la possibilità di crescere ogni giorno, dobbiamo imparare ad ascoltare… e fare il primo passo, per uscire dagli schemi, dal buio.

Gli animali che vivono con noi sono i nostri maestri e noi i loro messaggeri.

 

Trattenerli non ci aiuterà a essere più felici o a renderli tali. Invece che temere il peggio, vi siete chiesti se così sono felici?

 

Invece che prendere un cane per tenerlo in giardino e guardalo una volta al giorno solo per il gusto di averlo, vi siete chiesti cosa vorrebbe lui?

Cosa sogna tutti i giorni? Sei disposto a fare qualche sacrificio in nome della sua felicità?

Cosa provoca, in te, un cambio di rotta?

Alice Zelaschi

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Una risposta a Riflessioni da un letto di ospedale

  1. Riccardo scrive:

    Bellissime e verissime parole. Grazie

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