Salvarli tutti si può?

Mi sono resa conto con il tempo che non si possono salvare tutti. Ho passato una fase in cui avrei preso qualunque animale in difficoltà mi capitasse “a tiro”. Presa dalla “foga” di dover/voler salvare tutti. Quella “foga” racchiudeva tante emozioni, paure, dolori, sensi di colpa. Quel dolore che ti prende allo stomaco quando c’è un cane (o un qualunque altro animale o persona in difficoltà), faceva scattare in me la voglia di prenderlo subito sotto la mia ala protettiva.

Ma ho dovuto rendermi conto che tutti non si possono salvare. Salvarli tutti equivale a ucciderli tutti.

Esistono tante tipologie di morte, non c’è solo quella fisica c’è anche quella emotiva, che forse in alcuni casi è la peggiore, perché non la vediamo e procede lenta senza sosta inesorabile.

Se si vuole mantenere un medio livello di vita bisogna prendere delle decisioni e scegliere.

Non è semplice, avere tanti o pochi animali ha i suoi pro e contro. Non c’è un numero limite stabilito a priori, dipende da tanti troppi fattori e tutti soggettivi.

Mi viene in mente un bel documentario che ho visto l’altra sera, riguardante un monaco buddista che decide di aprire una casa per i bambini orfani e si trova ogni giorno con la responsabilità di scegliere chi accogliere e chi no. Non li può accogliere tutti perché non hanno abbastanza posto e superare il numero massimo vorrebbe dire abbassare il livello di vita degli altri. Il suo intento non è solo “non farli morire di fame” ma insegnargli a conoscersi, amarsi e vivere nel vero senso della parola.

E’ un lieve, delicato equilibrio il salvare. 

Cosa vuol dire salvare ?

Ne siamo veramente in grado? E’ possibile salvare qualcun altro?

Quale è la linea da non superare? Quella linea oltre la quale la vita sarebbe degna di essere vissuta.

Quanti animali riusciamo ad accogliere e allo stesso tempo garantirgli almeno un medio livello di vita?

Perché scrivo questo?

Perché ogni giorno, mese, anno della mia vita da che me lo ricordi è stato attanagliato dal dolore del mondo. L’impossibilità di fare di più.

Ma questo dolore mi ha regalato una favolosa scoperta: ci sono altre persone nel mondo favolose e che cercano di fare di più ogni giorno. Tu da solo non puoi, ma il segreto è aiutare gli altri a crescere e prendersi cura a loro volta di altri, così che un giorno non ci sarà più questa disparìa tra chi sta male e chi sta bene.

Perciò il segreto è smettere di essere delle isole, e cominciare a essere terre, cieli e mari collegati.

 

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