Cani Anziani – ci insegnano

Il cane anziano è un qualcosa di meraviglioso e da rivalutare. Gli diamo a volte poca importanza, un po’ per cultura, un po’ perché è una fase che ci mette in difficoltà emotiva.

I cani anziani possono insegnarci molto.

Vediamo prima sul piano materiale alcune caratteristiche considerate negative del cane anziano:

  • si muovono meno
  • cominciano a perdere udito o vista (prima parzialmente poi sempre di più)
  • sono meno attivi mentalmente
  • possono essere più chiusi nei loro schemi
  • affrontano con difficoltà i cambiamenti e quelle che erano le loro vecchie e scomode (per noi) abitudini possono peggiorare
  • dormono molto di più
  • possono avere problemi di alimentazione
  • possono presentare incontinenza

Se lo vediamo in negativo e da un punto di vista “superficiale” sono una gran seccatura ma se andiamo un po’ più a fondo nel problema scopriremo che …

…questi aspetti possono voler dire una cosa:

dobbiamo prenderci maggiormente cura di loro, dobbiamo essere più pazienti e allargare il cuore, oltre che rimboccarci le maniche quando si tratta di pulire cacca e pipì disseminate per casa. 😉

Un cane anziano ha bisogno di mantenersi allenato mentalmente e di muoversi almeno quel poco e giusto per mantenere allenata la muscolatura!

Spesso ce ne dimentichiamo perché li vediamo più assonnati e ci deprimiamo all’idea che stiano invecchiando. Ma dobbiamo solo cambiare il target delle attività da proporgli! E ne saranno felici, ci mostreranno quanta voglia hanno ancora di starci vicino, di condividere un pezzo di vita con noi!

Ci mostreranno che più li aiuteremo a mantenersi in forma e meglio staranno!

 

Quando erano giovani e forti può essere che uscivamo a correre insieme, giocavamo alla lotta, al tira e molla, li guardavamo sfinirsi a rincorrere una pallina lanciata nel lago per infinite volte. E poi arriva il momento in cui il fisico ha meno forza, cede.

E’ il momento dell’apertura del cuore, la più difficile. Tutti sanno “amare” un cucciolo.

Quanti sanno amare un puzzolente cane anziano sporco di pipì?

I cani anziani ci insegnano che c’è un tempo per ogni cosa, e che quando il fisico ci abbandona dobbiamo imparare a lasciare spazio alle emozioni. E’ la preparazione a un qualcosa di ancora più grande, più difficile (di cui abbiamo già parlato e parleremo ancora in altri articoli), immenso.

Ci insegneranno che anche la vecchiaia è una bellissima fase da scoprire e può portare tanta gioia e immensi sorrisi, quei sorrisi puri che vengono dal cuore, pieni di commozione. Quei sorrisi durante i quali vedi tutto…l’immensità del creato, il giorni passati insieme e quel presente dove i cuori sono parte l’uno dell’altro.

 

E’ bene modificare le attività che si compiono insieme per incanalare le energie e le loro emozioni in un qualcosa di diverso. Proprio come accade per gli umani c’è un cambio di vita che all’inizio può spaventare, si entra in una nuova fase, non migliore e non peggiore ma diversa. Dove vengono prese in considerazione qualità differenti. Il corpo sarà meno attivo ma si può spostare l’attenzione su attività che richiedano meno sforzi fisici.

Anche un momento di coccole (per quei cani che gradiscono)  può essere una attività molto importante.

Sdraiarsi per terra con loro può essere una cosa molto gratificante, sopratutto se prima erano abituati a salire su letti e divani e ora non riescono più.

Bisogna avere pazienza e saperli ascoltare, perché loro ci parlano continuamente.

I cani anziani hanno bisogno di sentire di essere ancora importanti per noi, ancora parte della famiglia.

Alice Zelaschi

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Un cucciolo  a Natale!

Arriva il Natale e il regalo più bello che si potrebbe fare quale mai potrebbe essere? Un cucciolo!

Che sia cane, gatto, pesce o tartaruga…

Vi racconterò questa storia.

Due giorni fa sono stata chiamata da vicini di casa perché degli amici gli avevano portato un gattino a loro volta preso da amici per S. Lucia.

Bellissima idea!

Se non fosse che marito e moglie non si erano parlati, e il marito non voleva un gatto e allora con immenso dispiacere della bambina, che ormai il gattino l’aveva ricevuto in dono da S. Lucia …il gatto cominciò a passare di casa in casa finché finalmente approdò nella mia.

E voi penserete, ma certo non farei mai una cosa del genere! E no, invece ti assicuro che sì, può succedere! Mi raccontano storie del genere ogni giorno!

Gli animali accolti in casa, non sono oggetti, e andrebbero accolti per sempre!

Eh sì perché vivere con un animale è una responsabilità, e invece, accade tutti i giorni che qualcuno riporti un animale dopo nemmeno 24h che è a casa.

Chi collabora negli ambiti delle adozioni lo sa bene.

Ve ne illustro solo alcuni:

– abbiamo scoperto che (un membro della famiglia) è allergico al gatto/cane (un classico, questa è la più frequente, e non perché ci siano così tanti casi di allergie, eh no, ma perché è la scusa migliore);

-mio marito/moglie non lo vuole, ha cambiato idea

– sporca in casa

-non ascolta

-non va d’accordo con il gatto (Diamogli tempo e chiediamo consigli a esperti. Il più delle volte si scopre che il cane va perfettamente d’accordo con i gatti e finisce con il dormirci insieme, aveva solo bisogno di tempo e accoglienza).

La maggior parte di questi problemi in genere sono più o meno velocemente risolvibili e prevedibili.

Risolvibili con una figura esperta che vi dia una mano, prevedibili perché succede a quasi tutti di avere delle difficoltà più o meno grandi quando arriva un altro essere vivente in casa.

Perché?

Perché cambiano gli equilibri, le routines, le certezze, bisogna parlarsi, essere d’accordo, confrontarsi. L’arrivo di un animale può essere un dono meraviglioso che porta bellissimi cambiamenti ma come tutti i cambiamenti all’inizio possono essere difficile.

Lo so che è una frase trita e ritrita ma forse non abbastanza se ci sono così tanti casi di riporto di animali:

gli animali non sono oggetti, sono esseri viventi, che hanno bisogno di tempo e attenzioni, per crescere, adattarsi, conoscervi, conoscere l’ambiente, conoscersi e crescere.  

Molti mi dicono: ” con l’altro cane non era così” ma certamente, perché ogni cane, come ogni figlio, è diverso!

 

5 regole prima di prendere un cane:

-informarsi da veri esperti e più esperti (su 10 educatori vi verranno probabilmente dette 10 cose diverse), prendete coscienza, rifletteteci, affidatevi anche al vostro sentire!!

-informarsi molto tempo prima e avere taaaaaanto tempo per riflettere e considerare tutte le possibili situazioni nelle quali vi potreste trovare in futuro

-non regalare! Deve essere una scelta consapevole!

-affidatevi a persone competenti, non a chi tiene i cani in gabbie di vetro o  in box(come negozi o alcuni allevamenti), a meno che non si trattino dei box di un canile…e quella dovrebbe essere la prima scelta!!

-decidere di amarlo finché morte non vi separi!

Se siete pronti per questo giuramento, sarete probabilmente pronti per accoglierlo nelle vostre case, se state già pensando che tanto poi si può “divorziare”(= darlo via)  riflettete ancora un po’.

Alice Zelaschi

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Vivere la propria vita

L’altro giorno in facebook ho pubblicato un post riguardava la libertà. L’accalappiare i cani, la vita in canile, i guinzagli e tutto ciò che è collegato.

Non posso far a meno di parlare di questo tema, è forse quello a me più caro, perché a questo si collega tutto il resto.

Temple Grandin dice: “l’obbligo del guinzaglio sta cortocircuitando uno dei principi base del comportamento animale in natura”.

La SPCA di San Francisco dice: ” Le aree in cui i cani sono liberi di vagare senza l’obbligo di guinzaglio sono essenziali per il benessere stesso dei cani. Farli giocare regolarmente sciolti li rende cani sani ed equilibrati. Giocando senza guinzaglio, i cani sfogano le energie represse, rafforzando la fiducia in loro stessi, e hanno una migliore socializzazione, fattori che aiutano a prevenire le aggressioni. Al contrario, limitare il gioco libero impedisce lo sviluppo completo delle capacità sociali del cane, limita il suo esercizio fisico, ne riduce gli stimoli, e spesso provoca problemi comportamentali.”

Il guinzaglio, e la sua errata gestione, è la principale causa della maggior parte dei “problemi comportamentali” dei cani.

Impedirgli di fare esperienze per conto proprio non li fa crescere, non li mette davanti ai limiti reali della vita, non li fa confrontare con i loro simili o li fa confrontare in maniera distorta. Li mantiene bambini, o meglio dire in quella fase intermedia tra bambino e adolescente, viziati e impertinenti, incapaci di prendere delle decisioni da sé e spesso arroganti nei confronti degli altri cani o persone.

Per il timore che si facciano male, o che disturbino le altre persone gli stiamo impedendo di vivere da cani, e stiamo impedendo a noi stessi di creare un rapporto maturo e appagante con loro fatto da individui adulti.

Allora la domanda da farsi è: “voglio che il mio cane cresca e diventi maturo e autonomo ( per quanto lo possa permettere il contesto) o preferisco tenerlo bambino e dipendente da me?

E qui mi direte: “ma per forza, guarda il contesto in cui viviamo, mica possiamo lasciarli liberi per la strada. ” Certo, ma quante volte abbiamo l’occasione di liberarli e non lo facciamo, quante volte ci si presenta l’occasione di farli maturare, di fare esperienza diretta delle vita e noi gli impartiamo un ordine…per non rischiare, perché disturbano le altre persone, perché la gente non si lamenti…etc…

Anche i bambini non giocano più nei cortili perché fanno chiasso, c’è troppo traffico, e perché non è sicuro…e allora li chiudiamo tutti in casa con la playstation e la televisione, limitando i loro rapporti sociali, perché fuori il mondo è terribile. Peccato che quel mondo lo stiamo costruendo noi, chiudendoci e pensando male di tutti. Arrabbiandoci quando qualcuno ci fa notare qualcosa, invece che ascoltare e riflettere se abbia torto oppure no.

Noi educatori ci siamo inventati un sacco di modi geniali e meravigliosi per risolvere tutti i disagi del cane, quando sarebbe più semplice arrivare al cuore delle persone e cambiare la relazione. Ma semplice non è…perché noi umani abbiamo blocchi, infrastrutture e debolezze, che ci impediscono in molte situazioni di aprirci e dire: “cavoli, ho sbagliato, devo ricominciare”. “ho sbagliato a prendere il cane, ho sottovalutato la situazione, le sue emozioni, le sue esigenze e adesso mi ritrovo con un problema.” Invece che dire: ” il cane ha un problema, me lo aggiusti?”.

E allora a noi educatori diviene più facile aggiustare il cane e lasciar perdere la persona.

Ma così andiamo a mettere una toppa.

Il cane non va aggiustato, va compreso e ascoltato.

E tenerlo sotto controllo a vita ci aiuterà solo in apparenza, o in una fase iniziale. Passata la fase in cui si insegna, lo si aiuta a crescere, si passa a quella in cui impara a camminare con le proprie zampe…

 

Sapete la maggior parte dei problemi, sono causati da dinamiche all’interno del gruppo, smantelliamo quelle dinamiche e risolveremo “il problema”.

Il cane non si aggiusta, il cane vive di vita propria. E dovremmo dargli l’opportunità di dimostrarci chi è.

Esistono paesi in cui i cani sono liberi, hanno una casa e una famiglia ma sono liberi di girare per il paese. In alcuni casi al paese non accedono macchine, in altri sì. Non creano problemi alle persone e neanche agli altri cani. Anzi hanno la possibilità ogni giorno di uscire e andare a incontrare i loro amici cani e umani. Sono molto socievoli perché si svagano tutto il giorno, non sono annoiati né repressi. Sanno che uno scontro con un’altro cane è uno spreco di tempo e di energia, ma penso che neanche gli passi per la mente, perché quando siamo felici ci approcciamo meglio al mondo esterno.

E’ vero viviamo in un contesto pericoloso, ma se osserviamo, possiamo trovare tanti modi per dargli la possibilità di scegliere e di crescere. A volte basta solo renderli più partecipi nel quotidiano, e non dirgli sempre cosa fare ma lasciargli la possibilità di sbagliare.

Alice Zelaschi

 

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Salvarli tutti si può?

Mi sono resa conto con il tempo che non si possono salvare tutti. Ho passato una fase in cui avrei preso qualunque animale in difficoltà mi capitasse “a tiro”. Presa dalla “foga” di dover/voler salvare tutti. Quella “foga” racchiudeva tante emozioni, paure, dolori, sensi di colpa. Quel dolore che ti prende allo stomaco quando c’è un cane (o un qualunque altro animale o persona in difficoltà), faceva scattare in me la voglia di prenderlo subito sotto la mia ala protettiva.

Ma ho dovuto rendermi conto che tutti non si possono salvare. Salvarli tutti equivale a ucciderli tutti.

Esistono tante tipologie di morte, non c’è solo quella fisica c’è anche quella emotiva, che forse in alcuni casi è la peggiore, perché non la vediamo e procede lenta senza sosta inesorabile.

Se si vuole mantenere un medio livello di vita bisogna prendere delle decisioni e scegliere.

Non è semplice, avere tanti o pochi animali ha i suoi pro e contro. Non c’è un numero limite stabilito a priori, dipende da tanti troppi fattori e tutti soggettivi.

Mi viene in mente un bel documentario che ho visto l’altra sera, riguardante un monaco buddista che decide di aprire una casa per i bambini orfani e si trova ogni giorno con la responsabilità di scegliere chi accogliere e chi no. Non li può accogliere tutti perché non hanno abbastanza posto e superare il numero massimo vorrebbe dire abbassare il livello di vita degli altri. Il suo intento non è solo “non farli morire di fame” ma insegnargli a conoscersi, amarsi e vivere nel vero senso della parola.

E’ un lieve, delicato equilibrio il salvare. 

Cosa vuol dire salvare ?

Ne siamo veramente in grado? E’ possibile salvare qualcun altro?

Quale è la linea da non superare? Quella linea oltre la quale la vita sarebbe degna di essere vissuta.

Quanti animali riusciamo ad accogliere e allo stesso tempo garantirgli almeno un medio livello di vita?

Perché scrivo questo?

Perché ogni giorno, mese, anno della mia vita da che me lo ricordi è stato attanagliato dal dolore del mondo. L’impossibilità di fare di più.

Ma questo dolore mi ha regalato una favolosa scoperta: ci sono altre persone nel mondo favolose e che cercano di fare di più ogni giorno. Tu da solo non puoi, ma il segreto è aiutare gli altri a crescere e prendersi cura a loro volta di altri, così che un giorno non ci sarà più questa disparìa tra chi sta male e chi sta bene.

Perciò il segreto è smettere di essere delle isole, e cominciare a essere terre, cieli e mari collegati.

 

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Per fortuna sei arrivato

E’ quel sorriso di Loko, che inebria le mie mattine, e che mi fa pensare a quanta strada si può fare insieme. A ogni suo sorriso colmo di gioia, ritorno con la memoria a 3 anni fa, quando approdò a casa mia, erano altri tempi, io e lui eravamo diversi. E’ quel sorriso che mi fa credere, ogni giorno, che le cose possono cambiare, che gli ostacoli si possono superare, insieme.

E’ quel carattere scorbutico di Benjamin a mettermi ogni giorno alla prova, e quei suoi occhi che esprimono infinita dolcezza…un miscuglio di tensioni e dolcezza…lui è così…e forse un po’ lo sono anchio…

E Joe, con la sua calma e la sua pacatezza, mi ricorda i ritmi lenti della vita, il relax sul divano e il sapersi godere ogni istante. Una corsa nel bosco e poi una cuccia calda davanti alla stufa…è il top!

Gli animali che entrano nella nostra vita ci portano un dono, sta a noi coglierlo…

Sempre di più li osservo, li vivo, vivo le storie delle altre persone e mi rendo conto che tutto accade con un senso preciso.

Banale dire che siamo tutti collegati?

Eppure è così…ogni piccolo evento ne genera un altro e l’arrivo o meno di un animale nella nostra vita, cambierà i ritmi, i tempi i modi e l’essenza. Il nostro mondo emozionale non rimarrà invariato e nemmeno il loro.

Alice Zelaschi

 

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Allentare il guinzaglio

“Tieni al guinzaglio quel cane!”

“Signorina, per Legge vanno tenuti al guinzaglio”

“Non può stare libero qui, deve tenerlo al guinzaglio”

“Può legarlo? Ho paura”

“Può legarlo c’è un bambino qui! ”

“Può legarlo, i cani vanno tenuti al guinzaglio!”

Lo sappiamo tutti che i cani vanno tenuti al guinzaglio, ci siamo talmente convinti che sia giusto farlo che anche noi, che amiamo i cani, sosteniamo vivamente questa tesi.

Siamo in pochi, in alcune situazioni, a dire “può slegarlo?, così si capiscono meglio” la gente mi guarda un po’ perplessa con un velo di paura dipinto sul volto, e la mano sul moschettone che non sa se compiere quel gesto oppure no.

Nel contesto in cui viviamo sì è necessario in alcuni momenti tenerli legati, ma in molti altri sarebbe più proficuo slegarli.­­

Oggi ero al lago per una passeggiata con uno dei miei cani. Il lago era abbastanza deserto ci saranno state si e no due persone. Ho pensato: “Perfetto per tenere il cane libero!” Joe scende dall’auto senza guinzaglio, da lontano vediamo un cane che aveva tutta l’aria di volerci salutare, io mi fermo per capire la situazione e proseguo per intercettare cane e persona, ma niente loro si fermano prima  dietro a una siepe per giocare con la palla. Proseguiamo, ed ecco un altro cane da lontano, ma appena ci vede, la proprietaria accelera il passo in un’altra direzione. Succede così per qualche volta, finché mi guardo dalla testa ai piedi e mi domando se sono io a spaventare le persone, non mi pareva di aver niente di strano…

Non è la prima volta che mi succede, non che ci tenga a fargli incontrare tutti i cani del globo, anche perché di cani ne vede già abbastanza. Ma quello che mi lascia perplessa è la paura e la diffidenza delle persone quando vedono da lontano un altro cane. In genere o lo legano o cambiano strada, e lo leggi dalla loro postura, dai movimenti, che sono preoccupati da un possibile incontro, non i cani ma le persone.

E quando l’incontro è inevitabile, tirano il guinzaglio e sono in tensione, parlano con tono irritato al cane e guarda caso succede che i due non si amino particolarmente.

So già quello che alcuni di voi stanno pensando: “e ma ci sono dei cani pericolosi!! e ma ci sono delle situazioni pericolose, e ma il mio cane non va d’accordo con gli altri cani!” Certo ogni situazione è a sé e non esiste una regola o un principio che si adatti perfettamente per ogni cane.

Ci siamo chiesti il perché di tutti questi cani che hanno problemi con gli altri cani?

E’ solo aumentata la passione per i 4 zampe, è cambiato lo stile di vita o sono anche aumentati i problemi?

Non so effettivamente darvi una risposta a queste domande, quello però che vedo io è che, in parallelo all’aumento del benessere dei nostri amati 4 zampe è aumentato, su certi versanti, anche il malessere.

Capirete meglio dalle due situazioni che vi presento qui di seguito.

 

Ora prendiamo due situazioni:

1- il cane di un piccolo paesino , poco considerato dai suoi umani, vive tra la casa, il giardino e il paese.

Trova il suo divertimento girovagando per il paese, incontrando altri cani, persone, bambini, passeggini, rumori vari e qualche macchina;

2- vive per lo più in casa, non ha giardino, super viziato, coccolato, gira sempre al guinzaglio perché il suo umano è molto ligio alle regole, lo porta regolarmente fuori, di suoi simili ne vede ma per massimo un minuto quando si incontrano entrambi al guinzaglio. Una breve annusata e poi ecco che quei bipedi noiosi esclamano” dai su andiamo che è tardi”, e vengono portati via;

Il cane numero 1 è poco considerato dagli umani, forse si sente solo, poco parte del gruppo ma in compenso ha grandi possibilità di esplorare il mondo e farsi delle vere esperienze da sé. Sa che se ne combina una, non c’è nessuno ad aiutarlo.

Il cane 2, si rapporta di più con gli umani, mentre il rapporto con l’esterno rischia di essere un po’ limitato. Il mondo visto dietro a una bolla, non ha possibilità di fare esperienza da solo e spesso neanche al guinzaglio.

Ovviamente tra i due casi ci sono mille altre possibilità e anche gli stessi andrebbero approfonditi.

Ma questi due esempi sono solo per far capire che non è oro tutto ciò che luccica.

Il rischio nel primo caso è un cane solo, che può trovarsi in difficoltà perché poco inserito in un vero e proprio branco (umano o canino), poche attenzioni da parte del suo gruppo umano e errate modalità di comunicazione.

Ma anche il secondo caso può essere un cane triste e solo, perché è viziato sotto un’ottica umana, e a volte un po’ distorta. Perché siamo abituati a interpretare e lo facciamo secondo la nostra visione del mondo.

Fa qualcosa di gratificante per un cane? O le sue giornate scorrono tra il divano e il cappottino nuovo? E a ogni cacca che annusa arriva un bel: “No che schifo”.*

La maggior parte dei problemi tra i cani nascono quando questi sono al guinzaglio. Perché sono limitati e alterati nei movimenti, trattenuti…ricordiamoci che loro comunicano sopratutto con il linguaggio del corpo, un linguaggio molto fine e preciso, se alteriamo i movimenti, cambia tutto il significato.

Anche i tempi, la durata degli sguardi e delle posture è importante. Vedo spesso gente che li lascia annusare per 10 secondi e nel bel mezzo della conversazione li porta via, e lì inevitabilmente scatta la rissa. Il problema non era tra i due ma la comunicazione che la persona è andata a modificare interagendo.

O anche metterci le mani in mezzo per coccolarli mentre si stanno  annusando. Lasciategli fare una conoscenza alla volta, se stanno già parlando con il vostro cane, cercate di non invadere lo spazio e la comunicazione con la pretesa di toccarli.

 

Il guinzaglio è lo strumento che ci lega al cane, è la rappresentazione fisica del legame emotivo. E’ una corda che vibra e trasmette tutte le nostre emozioni. Noi crediamo che sia solo una corda fissa, senza alcun significato. Ma da come camminiamo con un cane al guinzaglio si può già dedurre molto della relazione  esistente.

I cani che girano sempre e solo al guinzaglio sono più predisposti all’aggressività. Non si possono muovere liberamente e sono influenzati dalle nostre emozioni e vincolati a noi. Se siamo paurosi inevitabilmente gli trasmetteremo paura e per proteggerci potrebbero diventare aggressivi.

Ci sono paesi in cui i cani girano liberamente senza guinzaglio. Hanno una casa e una famiglia umana ma mentre il loro umano è fuori, loro hanno la possibilità di incontrarsi, gironzolare per il paese, salutare altri umani. Alcuni di loro hanno delle vere e proprie routine di saluti e commissioni varie.

Le persone non sono indispettite anzi lo trovano normale, dicono che i cani non danno fastidio si fanno i fatti loro. Non ci sono risse tra cani e neanche casi di morsi alle persone.

I cani hanno anche imparato a sporcare ai margini del paese in zone verdi boschive.

Questi cani sono sicuramente in grado di comunicare molto bene, e il loro primo pensiero non è: “chi sei ti spacco la faccia”, “ma ciao, piacere di conoscerti”.

E’ interessante notare anche che in paesi dove non esistono confini di territorio umano come reti, cancellini o qualunque tipo di recinzione, anche i cani non creino questa tipologia di confine. Girano per il paese e invitano in casa loro cani che conoscono e poi ognuno ritorna a casa propria.

Queste sono per me le tipologie di paese ideale, dove cani (estendibile ad altre specie) e umani imparano a convivere nel rispetto reciproco, dove tutti si è più sereni e liberi di vivere la propria vita.

 

* i cani annusano le feci di altri cani e altri animali  e da li traggono moltissime informazioni… meglio del giornale e della televisione! E’ importante lasciarglielo fare!                                                                                                                          

 “E se le mangia?” Cani adulti è difficile che mangino feci dei loro simili ,(se succede meglio chiedere a veterinario per esami e educatore per quanto riguarda il comportamento), i cuccioli è già più probabile che lo facciano. A volte possono essere carenze alimentari (consultare il proprio veterinario di fiducia), o può esserci qualcosa a livello emotivo che li turba. La maggior parte smette di mangiarle da sé. In caso di dubbio consultate un bravo educatore.

E quelle di altri animali come i cavalli? Sono dei prelibati cioccolati per loro! e un’ottima integrazione alimentare, lasciateglielo fare e concedetevi una risata.

 

Alcune informazioni riguardanti la vita dei cani che vivono liberi di girare in paese, sono state tratte dal libro “La porta di Merle” di Ted Kerasote

 

Alice Zelaschi

 

 

 

 

 

 

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Riflessioni da un letto di ospedale

Mi trovo a scrivere sdraiata in un letto di ospedale, con la musica nelle orecchie e il cellulare in mano.

Dopo i primi giorni, in cui alzarsi non era neanche un’opzione, alzarsi è diventata una fatica con tutte le sue complicazioni. Ora che le energie aumentano e mi sento meglio, le giornate trascorrono in modo diverso, più lente.

Sdraiata in questo letto non posso far altro che pensare a quanto sono fortunata per tutte le persone che ho intorno; di quanto, in queste situazioni, si apprezzino le piccole azioni quotidiane e il soddisfacimento dei bisogni primari, come bere un bicchiere d’acqua o mangiare una qualunque pietanza e tutta una serie di altri dettagli su cui non mi dilungherò qui.

 

Penso alle persone che qui probabilmente ci rimarranno fino alla fine dei loro giorni oppure per ancora molto tempo.

 

e poi inevitabilmente…

 

le mie riflessioni vanno ancora ai cani e a tutti gli animali che teniamo in gabbia, chiusi in casa, in giardino, nei canili… per ore, per giorni, anni… vite intere.

Penso a loro, le cui giornate non passano mai, perché le persone che hanno scelto di accoglierli nelle loro vite pensano che gli basti un tetto sopra la testa e del sano cibo (che la maggior parte delle volte sono crocchette, quindi né sano né prelibato). Ma queste cose non bastano, e la tristezza, noia e solitudine fanno presto ad affiorare emergendo nei più svariati modi possibili.

 

Mi pongo domande su questa nostra “abilità” nel trattenere. Sono le mani che ci hanno portato a tale attaccamento?

Le nostre mani ci permettono di trattenere, di costruire gabbie, senza via d’uscita.

Senz’altro le nostre mani sono capaci di nobili gesti e incredibili creazioni. Ma questa nostra estrema brama di trattenere deriva da lì? O dal fatto che a un certo punto ci siamo fermati e abbiamo smesso di “viaggiare”?

 

Quante volte alla domanda: “Perché non lo liberi?” ho sentito rispondermi :”Perché altrimenti scappa”.

Queste affermazioni sono per me fonte di riflessione.

Il significato di relazione sia in ambito umano che interspecifico è colmo di possessività, attaccamento. Basta pensare ai termini il “mio ragazzo/a”, il “il mio cane”, “Mio”. Questa parola quanto può racchiudere!

Quante paure, preoccupazioni e disagi.

In nome dell’amore, della vita, della salvezza ci prendiamo il diritto di chiudere, ingabbiare…

Il mio cane mi deve rispondere quando lo chiamo”

“Perché?”

“Perché è il MIO cane”

Se usciamo dalla situazione e analizziamo dall’esterno, quest’affermazione non ha alcun senso. Mi arrovello sul significato profondo di ciò. Le domande sono quale reazione causa in me l’atto di non rispondermi? Quali delle più profonde paure ed emozioni mi innesca?

Il problema, se così lo possiamo chiamare è veramente del cane?

O è mio o è di entrambi?

E’ veramente un problema?

 

E allora, ferma in questo letto, non posso far altro che pensare a quanto sono fortunata , io che presto uscirò, mentre altri rimarranno. Io, che arrivata a casa potrò uscire e decidere della mia vita. E gli altri? Inchiodati qui per sempre, cani chiusi per sempre, con un padrone che gli dice cosa fare, dove far pipì e a che ora… o cani dimenticati in giardino solo per il gusto di averli, come fossero un quadro da guardare ogni tanto.

 

A cosa voglio giungere con queste riflessioni? Gli animali e le persone che abbiamo intorno ci danno la possibilità di crescere ogni giorno, dobbiamo imparare ad ascoltare… e fare il primo passo, per uscire dagli schemi, dal buio.

Gli animali che vivono con noi sono i nostri maestri e noi i loro messaggeri.

 

Trattenerli non ci aiuterà a essere più felici o a renderli tali. Invece che temere il peggio, vi siete chiesti se così sono felici?

 

Invece che prendere un cane per tenerlo in giardino e guardalo una volta al giorno solo per il gusto di averlo, vi siete chiesti cosa vorrebbe lui?

Cosa sogna tutti i giorni? Sei disposto a fare qualche sacrificio in nome della sua felicità?

Cosa provoca, in te, un cambio di rotta?

Alice Zelaschi

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Preferirei vedere i miei cani morire domani che farli vivere una vita al guinzaglio

DSC04936Un titolo un po’ provocatorio perché il tema della libertà mi sta molto a cuore, sarà perché io per prima non sopporterei di essere legata, obbligata, costretta.

Quante persone tengono il loro cane al guinzaglio per tutta la vita. E’ molto diverso dal carcere?

E non mi dite che lo liberate all’area cani, perché questa non è libertà.

Quante paure proiettiamo sugli altri, sui cani, sui figli…

I cani li possiamo trattenere, possedere, relegare in nome di un falso amore. Quello che ci fa tenere sotto controllo la persona con cui stiamo, non è amore, è attaccamento e possessione. Facciamo confusione, tutti noi. Ci innalziamo a salvatori e proiettiamo sugli altri le nostre paure impedendogli di vivere la loro vita e portandoli a vivere la nostra.

Ovvio è, che non si può fare tutto quello che si vuole, che non sto parlando di casi estremi. Che la testa bisogna sempre usarla. Ma proprio perché abbiamo una testa e la specie umana dovrebbe essere tanto intelligente, perché non apriamo un po’ gli occhi e cerchiamo di capire quando non è il caso di slegarli (es. sulla tangenziale), o quando è una nostra emozione che ci impedisce di fare quel passettino in più per essere tutti più felici.

Ripeto, per cortesia… non sganciate cani a caso, valutate e informatevi ma non per 10 anni e l’ultimo giorno della loro vita, in punto di morte, decide sì di sganciare per 10 secondi il guinzaglio, tanto dove vuoi che vada, e poi ormai sta morendo…nel lutto…nel dolore ci siete già immersi…potreste sopportare…

Il guinzaglio è la vostra relazione. Non esiste guinzaglio migliore. Che chiamarlo guinzaglio pare pure brutto. Perché infatti non dovrebbe essere un qualcosa che lega ma che unisce, che sorregge, non che chiude.

Stavo riflettendo su certi discorsi fatti  giorni scorsi. C’è chi insegna il richiamo con l’ausilio del collare a strozzo, ma se il cane non viene da voi fatevi due domande. C’è un mondo là fuori fatto di prede e di tanti stimoli…ma domanda: ai figli insegnate a tornare a casa con il pungolo elettrico ?

I vostri fidanzati o fidanzate li obbligate a tornare ad un certo orario? O scelgono di tornare ? E come scelgono? E se si perdono e se muoiono lungo il tragitto…Eh sì, chiudiamoci tutti in casa e non usciamo mai più in attesa di un meteorite.

Che relazione è quella impostata sulla forza?

Non ditemi che i cani sono eterni bambini, siamo noi a conciarli in questo modo. Loro sono in grado di maturare benissimo, dovete solo dargliene l’opportunità.

Li vedrete quanto saranno felici quando gli darete l’opportunità di crescere attraverso la libertà.

Gli imprevisti? Eh sì, possono succedere, ma può anche succedere che qualcuno vi rubi il cane direttamente da casa, dal giardino, dall’auto, o mentre dormite, e il cane si perde…o muore, oppure non saprete mai più dove è. Se oggi, qui adesso in questo momento, è sul divano di qualcuno a godersi una carezza, se sta subendo le peggiori cose, o se è in un altro mondo ormai da tempo.

Vi si è stretta un po’ la pancia? Una lacrimuccia è scesa? Ebbene a me è successo, un cane sparito da casa senza lasciare traccia.

E lì, con il vuoto in mano, non potrete che lavorare sulle vostre emozioni…

 

 

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Accompagnamento Empatico- io e Lucky

“Sono le emozioni che viviamo con lui che ci arricchiscono la vita…”

“L’onda animale oltrepassa la nostra porta emozionale e si posiziona all’interno della nostra vita.”

 Tenersi per zampa fino alla fine, Stefano Cattinelli


Sono seduta vicino a Lucky mentre scrivo. Il computer appoggiato alle gambe, le gambe appoggiate  a terra, e il cuore sintonizzato con Lucky.

Da marzo, o forse prima, sono cominciati i primi segni di cambiamento nell’aria. Dalla nascita di Semola, l’asinello scampato alla morte per un soffio, e poi allattato artificialmente da noi perché rifiutato dalla madre.

Dall’incontro con una gatta sconosciuta, che ha deciso di vivere le ultime ore della sua vita, e la sua morte, in mia compagnia e con i fedeli Ben e Lucky.

I continui check olfattivi di Ben, lo sguardo perplesso e via via più consapevole, fino agli ultimi respiri in cui ha deciso di accoccolarsi con delicatezza accanto a lei.

Intanto lucky osservava a qualche metro di distanza. Finiti miei rituali, Ben ha deciso di stare con lei, la gatta, ancora per un po’.

E poi, dopo soli due giorni, la morte improvvisa e inaspettata di Birillo, il papà di Semola.

“Un pugno nello stomaco” mi ritrovo a usare questa espressione in una lezione, un’espressione poco idonea al momento, e mi accorgo che in realtà, descriveva come la morte di Birillo era entrata dentro di me.

Questo triste evento, ha poi permesso a Semola di riavvicinarsi a sua madre e, ricominciare un po’ da zero la relazione andata perduta a causa dell’incidente.

E infine o non infine, l’accompagnamento di Lucky. Da mesi che me lo aspetto, ho lavorato su di me, sul significato dell’evento, credendo già da tempo di essere pronta per lasciarlo, per poi rendermi conto pochi giorni fa, che mi mancava un passaggio e io lo stavo trattenendo. Rendendomi conto di questo, lui ha cominciato a lasciarsi andare.

In questi mesi, in attesa della morte di Lucky, mi sono preparata e informata giungendo alle letture di Stefano Cattinelli. Un nome che mi era noto già da tempo ma che ancora non ero pronta per affrontare.

I pezzi si stanno unendo.

E ora, mentre scrivo sono accanto al Lucky, il suo respiro è delicato. Tutto questo lo sto vivendo con occhi nuovi, grazie al lavoro svoltosi dentro di me. Sto apprendendo che la nostra difficoltà emotiva influenza ogni momento della loro vita, inclusa l’accompagnamento alla morte in modo naturale.

Con occhi diversi mi domando: l’eutanasia, in certi casi, diventa un gesto per non soffrire e far soffrire, noi o loro?

Nel mio caso, nelle esperienze passate, era un bisogno mio  di non vederli soffrire. E una mancanza di conoscenza  che spaventa. La morte spaventa e non conoscerla ancora di più.

Conoscere le fasi, sapere che ci sono delle persone esperte, che ti possono dare consigli e conforto, aiuta ad affrontare il tutto con più serenità e competenza.

Sto riscoprendo la profondità della relazione in queste ultime fasi di vita. Prendersi cura di loro mentre loro si prendono cura di te.

Il viaggio non è ancora finito, ringrazio lui e tutti gli animali e esseri viventi che per ora mi hanno condotta fino a qui. E chissà domani quali altre esperienze farò.

                                               …

Questa mattina accendo il computer, sono vicina a Lucky, al suo corpo, la sua anima ha cominciato un nuovo viaggio.

Naturalmente e delicatamente è morto, seguendo un flusso naturale della cose. Da ieri ha smesso di mangiare e da ieri sera di bere. Tutta notte l’ho sentito respirare, un respiro profondo, non di un vero sonno ma qualcosa di diverso. Questa mattina i soliti rituali di questi giorni, pulirlo, girarlo, sistemarlo sulla cuccia pulita. Ho sentito che il momento si avvicinava, gli ho fatto Reiki, non so se in questi casi vada bene, ma ho sentito di dover comunicare con lui in un qualche modo. Avevo bisogno di dirgli ancora una volta di rilassarsi e di lasciarsi andare, io sono pronta, volevo che lo sentisse. Alternavo il Reiki alla pratica del Powa.

Decido di lasciarlo tranquillo e lasciargli un po’ di distanza. Preparo da mangiare per gli altri cani, e mentre mi rilasso preparando Humus, sento il suo respiro che cambia. Mi adeguo vicino a lui, non troppo, lasciandogli un po’ di spazio, e comincio la pratica.

Sono gli ultimi respiri… tutto è perfetto, così…scorre fluido…

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