Il santuario è un rifugio. Un luogo, una casa, dove si accolgono animali, spesso in difficoltà.

Come nasce l’idea del santuario?

È uno di quei cassettini che porto dentro di me da molti anni. E continuo a pensare a come fare, il perché lo vorrei fare, quali spazi servono, quali competenze, come farli stare il meglio possibile.

 

Penso che sia impossibile salvarli tutti.

Perciò per quei pochi che salverò devo fare le cose bene, dandogli la possibilità di riscattarsi, liberarsi dalle oppressioni, vivere una seconda vita, e offrendo la possibilità alle persone di conoscerli (se gli animali lo vorranno!). Vorrei regalargli nuova vita, dargli la possibilità di farsi conoscere, di riscattarsi di essere visti in un altro modo.

 

Per gli animali di oggi e per quelli che verranno sogno degli spazi molto grandi. Lo spazio da sé non basta, bisogna inoltre saperli guidare nel riprendersi la propria vita e la propria libertà.

Un animale privato di ogni diritto, quando inizialmente si ritroverà in uno spazio aperto, non saprà che farsene. Avrà bisogno di riconquistarsi un pezzo di vita un po’ alla volta, passo dopo passo.

Attivare una cosa del genere da soli, è impensabile. È un’idea, un progetto, un quotidiano da costruire giorno per giorno, con attenzione.

 

Ho recentemente avuto la fortuna di incontrare una persona con i miei stessi sogni. Questo ha reso il progetto del santuario un po’ più concreto.  

Perciò abbiamo questa idea nel cassetto e per poterla portare avanti chiediamo che il nostro progetto venga sostenuto.

 

Al momento alla Tana vivono sei asini e due cavalli. Vorremmo poter ospitare altri animali ma per farlo abbiamo bisogno di sistemare lo spazio per fare stare meglio chi c’è già.

 

E prepararci ai nuovi arrivati.

Hai un terreno e vuoi sostenere la causa?

Gli abitanti della Tana

Isabeau

Una eterna testarda, presenza fisica imponente, sguardo deciso. Se decide di andare da qualche parte e tu stai proprio sulla sua traiettoria, semplicemente ti scalza via come se fossi un filo di erba sul suo sentiero. 

Mi è sempre piaciuta la sua decisione, di chi non si fa mettere i piedi in testa, di chi si muove e agisce solo su propria scelta.

Trudy

Accondiscendente e delicata. Comunque decisa, agisce più di astuzia. Lei è la mente, Isabeau il braccio. 

Se ad esempio hanno voglia di uscire dai recinti per farsi un giro nei dintorni, Trudy elabora strategie che includono osservare l’umano e capire come aprire il recinto, Isabeau semplicemente ci va contro e quello, crolla.

Terry

La trovai una notte davanti al cancello assieme a Birillo, fissa che guardava dentro.  

Terry ha un caratterino tanto dolce e sensibile quanto determinato. 

Sta nel suo, osserva elabora e poi dopo un po’ decide il da farsi. 

Non è uno di quegli asini che si fanno andar bene tutto. Lei è sempre presente, con discrezione, mai invadente. Ma se deve dire una cosa te la dice.

Fiore

Molto paurosa e diffidente, bisogna impegnarsi molto per conquistare la sua fiducia. 

Attenta a tutti i dettagli, molto curiosa. Ti scruta da lontano e se sente un rumore improvviso scappa spaventata, ma in un attimo ritorna per verificare cosa sia successo.

Dotata di una meravigliosa delicatezza.

Mandorla

Asinella non vedente, arrivata alla Tana con sua mamma Fiore quando aveva 5 mesi.  

Infinitamente sensibile e con capacità che ancora oggi mi lasciano sorpresa. 

Dopo i primi mesi molto difficili per ambientarsi, ha ingranato la marcia. Dei giorni le sue paure vengono a galla e la bloccano, altri è molto coraggiosa e decisa.

Mirtillo

A tratti timoroso come sua madre, molto molto coccolone ma solo dalle persone che conosce e che sanno come avvicinarsi. 

Amico impavido di Artù, che è un po’ il suo zio adottivo. E con tale zio è naturale crescere con un pizzico di follia. 

Gli piace appoggiare il muso sulla mia spalla e farselo coccolare delicatamente mentre si fa grattare la schiena, finché socchiude gli occhi.

Zaha

L’ultima arrivata. Una tipetta tosta. 

Un carattere forte deciso e ribelle, come il suo papà, se possibile anche un po’ di più. 

Il suo nome le è di auspicio, quello di un’architetto famosa per il suo carattere deciso e ribelle.

“La gente ti vorrebbe dolce e obbediente sempre. Impossibile! Pare che io sia nata per superare costantemente le frontiere”

Zaha Hadid

Artù

Dolcezza irrequieta che ha trovato la calma. 

Figlio di Terry. Quando è nato si chiamava Semola.  Appena nato è caduto nei rovi, rischiando di morire.  Rifiutato dalla madre e senza asini come esempio di vita per lui è stato difficile crescere, era spesso nervoso, mi mordeva e spingeva ogni volta che entravo nel recinto.

Ora sa quando essere delicato, e quando invece è il momento di giocare.

Non gli piace essere legato o trattenuto. Quando usciamo a passeggiare, gli lascio la capezza e lunghina appoggiata sulla schiena. Lui preferisce così, ed anche io.